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La storia di Fai della Paganella

di Giovedì, 03 Aprile 2014 - Ultima modifica: Venerdì, 27 Febbraio 2015

Doss Castel

Storia delle ricerche
La scoperta dell'esistenza di un insediamento sul dosso risale al 1979. Si deve ad un appassionato di archeologia che, accortosi della presenza di antiche testimonianze, informò il competente Ufficio Beni Archeologici della Provincia Autonoma di Trento. In seguito a tale segnalazione di notevole interesse, l'Ufficio suddetto promosse fra il 1981-1984 una serie di campagne di scavo a cadenza annuale dirette da Renato Perini, cui ne seguirono altre nel corso del 1988 e 1991. Le ricerche sono state condotte sulla sommità del dosso e nell'adiacente pianoro dove si conclude il "percorso vita". Data la vastità dell'insediamento e l'abbondanza dei materiali reperiti, proseguono tutt'ora e sono lungi dall'essere concluse.

Le presenze preistoriche

Immagine decorativa

Il reperto più antico fino ad ora messo in luce consiste in una piccola ascia in pietra verde levigata risalente al Tardo Neolitico/Eneolitico (III millennio avanti Cristo). Considerato il suo isolamento, è probabile si tratti di un oggetto recuperato dalle genti che si insediarono sul dosso in tempi più recenti.
Le prime tracce di stanziamento indicate da qualche frammento ceramico appartengono infatti ad un momento successivo, all'età del Bronzo Medio avanzato (XIV secolo avanti Cristo).
Durante tale epoca sono conosciuti oltre che villaggi su dosso, abitati su terrazzi, su conoidi, in corrispondenza di ripari sotto roccia e su palafitta. Le forme ceramiche indicano l'esistenza di strette relazioni intercorse con le genti dell'area benacense e padana. L'economia di sussistenza. si basava sull'agricoltura e l'allevamento, mentre la caccia aveva un ruolo del tutto marginale. È conosciuta a livello regionale una sola necropoli - a Stenico nelle Giudicarie - dove i defunti erano inumati al di sotto di tumuli di pietre.
Più consistenti sono le testimonianze della successiva frequentazione risalente al Bronzo Recente (XIII-XII secolo avanti Cristo) Finale (XI-X secolo avanti Cristo), periodi che coincidono con l'affermazione della Cultura detta di Luco/Laugen (da una località altoatesina). Tale Cultura, riconoscibile nelle caratteristiche forme ceramiche, negli aspetti del culto (roghi votivi) e in taluni oggetti in bronzo, interessa il Trentino Alto Adige, l'Engadina, il Vorarlberg e il Tirolo orientale. In questo periodo fu particolarmente intensa la produzione di rame con lo sfruttamento del giacimenti minerari regionali fino alle alte quote.
Sul Doss Castel allineamenti di pietre e resti di livelli pavimentali indicano l'utilizzo dei terrazzi a scopo abitativo, analogamente a quanto riscontrato ad esempio sui Montesei di Serso presso Pergine e sul Dos Gustinaci di Fiavè. La presenza di materiali ceramici di questa fase e di epoca successiva ai piedi del vallo di recinzione non hanno per ora permesso di stabilire se tale struttura difensiva sia stata realizzata proprio in questo periodo oppure più tardi, nell'età del Ferro, alla quale comunque sono pertinenti solo pochi frammenti.

La documentazione protostorica
Solo qualche frammento ceramico sembra riferibile alla Prima eta del Ferro (IX - VI secolo avanti Cristo) durante la quale si riscontra in regione un nuovo assetto territoriale, corrispondente ad una diminuzione del numero dei siti e allo sviluppo di abitati e necropoli in fondovalle. Proprio alle falde dell'altipiano dove si trova ii Doss Castel, a Zambana in località "Le Scalette o Coel", è stata individuata una necropoli a cremazione di questo periodo. La maggior parte dei materiali e delle strutture murarie messe in luce sul Doss Castel si riferiscono ad un villaggio sorto nel V-IV secolo avanti Cristo, ovvero nella seconda eta del Ferro o periodo retico".

Il villaggio retico

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Dell'abitato retico sono visibili le fondazioni di alcune casette a moduli unifamiliari, disposte regolarmente a schiera entro terrazzi rocciosi rettificati con profondi lavori di scasso. Le abitazioni, con perimetrazione generalmente quadrangolare costituita da muretti a secco o pareti rocciose, erano anche in origine semi interrate e dovevano avere la parte superiore in legno, con tetto probabilmente in paglia. Le modalità costruttive rispecchiano la consuetudine edilizia diffusamente riscontrata nell'area alpina e prealpina orientale, ovvero nell'area retica.
Una delle abitazioni (chiamata vano A) con forma ad "L", è isolata e occupa uno spazio maggiore rispetto a quello dei vani contigui quadrangolari (vani B, C, F) addossati al rialzo roccioso centrale. Il vano A doveva articolarsi internamente in due stanze con pavimentazione realizzata a quote differenti con l'uso di legno e ghiaia. Nell'ambiente con pavimento ligneo, carbonizzato da un incendio che investì tutto l'abitato, e' stato individuato un focolare in argilla accanto al quale si trovavano i resti di stoviglie in ceramica, un'ascia, una zappa, un coltello in ferro e una porzione di scheletro di bovino.
A poca distanza si trova il vano B con dimensioni decisamente minori che in base alla relativa scarsità dei rinvenimenti e alla presenza di pietre molari e semi carbonizzati può anche essere interpretato come deposito di derrate alimentari. Nell'attiguo vano C sono stati invece reperiti numerosi pesi da telaio, resti di contenitori ceramici, oggetti ornamentali in bronzo, strumenti in ferro e una macina con ampio piano molare contornato da intonaco per aumentarne la capienza. Anche questa abitazione doveva essere divisa in due stanze, considerata la presenza quasi al suo centro di un allineamento di pietre che doveva sostenere una tramezza.
I ritrovamenti effettuati nel soprastante vano F sono molto meno numerosi. Si tratta di qualche frammento ceramico, di lamine in bronzo appartenenti a contenitori e di oggetti ornamentali, nonché di tratti della pavimentazione lignea Una buca da palo con lastre di rincalzo posta al centro della casa e incavi allineati scavati nella roccia per la posa in opera di pilastri indicano la presenza di un tetto a due spioventi.
Tutti questi elementi ci informano dunque sugli aspetti della vita quotidiana e suIl'economia agricolo-pastorale delle genti che vissero sul Doss Castel. Un'articolata strutturazione della società è presupposta dall'elevato livello tecnologico dell'artigianato, dal carattere difensivo del sito e dal regolare assetto "protourbano" dell'abitato. A questo riguardo e' di notevole interesse la constatazione dell'esistenza contemporanea di altri insediamenti facilmente raggiungibili e a moduli abitativi sparsi, quali ad esempio quello sottostante individuato su di un conoide a nord di Zambana e quello dei Montesei di Serso presso Pergine.
Se le informazioni relative alla vita del villaggio sono particolarmente consistenti, non abbiamo invece per ora indicazioni relative all'ubicazione di luoghi di culto e "alla città dei morti". In base ai dati desunti in altre località il rito funebre praticato contemplava l'incinerazione dei defunti.
Non è dato di sapere se l'incendio che distrusse il villaggio e che ne determinò l'abbandono sia stato procurato da cause accidentali oppure, come qualche studioso pensa, da episodi bellici connessi alla calata dei Celti nella pianura Padana. Il problema resta aperto e necessita di ulteriori indagini.

I Reti

Immagine decorativa

Le abbondanti testimonianze archeologiche del V-IV secolo avanti Cristo reperite sul Doss Castel appartengono ad un caratteristico aspetto culturale, definito convenzionalmente come Cultura Fritzens-Sanzeno (dal nome di due località poste rispettivamente nella Valle dell'Inn e nella Valle di Non). Tale cultura, sviluppatasi a partire dat VI secolo avanti Cristo, nel momento di massima espansione coinvolse il Trentino Alto Adige, il Tirolo, la Bassa Engadina e le prealpi veronesi. In base alla corrispondenza di questa area con i territori assegnati ai Reti dagli storici e geografi romani e greci, si ritiene dunque che la Cultura Fritzens-Sanzeno sia l'epressione materiale di tale popolo, non sappiamo purtroppo su quale base identificato. Gli scrittori romani hanno infatti dedicato maggiore spazio al vino retico - apprezzato anche alla mensa degli Imperatori - di quanto non ne abbiano riservato agli aspetti storici ed etnografici relativi ai Reti, posti nelle Alpi Tridentine e "sopra Verona e Como" fino al lago di Costanza. Le notizie sono spesso vaghe ed inficiate dalla propaganda imperialistica che doveva giustificare la sottomissione militare delle genti alpine, dipinte come "predatrici e prive di mezzi", insediate nel caso dei Reti secondo il poeta Orazio, "su rocche nelle Alpi tremende". Per alcune fonti di epoca romana (Livio, Plinio, Giustino) i Reti sarebbero stati degli Etruschi fuggiti dalla pianura Padana in seguito alla storica avanzata dei Celti. Nono-stante l'alfabeto adottato dai Reti nel VI-V secolo a.C. derivi effettivamente da quello etrusco settentrionale, gli attuali dati archeologici smentiscono l'identificazione di queste genti con gli Etruschi. Nel territorio assegnato dagli antichi scrittori ai Reti infatti, la Cultura Fritzens-Sanzeno si sviluppa senza interruzione sulla base della precederte tradizione locale della Cultura Luco e si distingue da quella delle altre popolazioni per specifiche caratteristiche.
È innanzitutto riconoscibile per la peculiare produzione ceramica la cui diffusione ne delinea in modo evidente l'ambito territoriale, per l'appunto coincidente con quello assegnato ai Reti, Anche il ricorrere nella stessa area di caratteristici elementi dell'abbigliamento, di attrezzi da lavoro, espedienti costruttivi delle case, modalità di culto e il particolare utilizzo di alcuni segni grafici nella scrittura, concorrono a determinare 1'esistenza di una distinta cerchia culturale "retica" nell'area alpina orientale. Quest'ultima fù naturalmente soggetta agli influssi delle popolazioni vicine. Dapprima furono particolarmente importanti gli apporti peninsulari tra i quali si collocano l'adozione della scrittura, di oggetti connessi al focolare domestico, della cosiddetta Arte delle Situle (ovvero l'uso di raffigurare recipienti in lamina bronzea con scene di vita quotidiana) e, in fine, del vino. Successivamente, a partire dal IV secolo avanti Cristo, nel settore dell'armamento e della produzione metallurgica di monili si fecero sentire forti approcci celtici. La conclusione del ciclo culturale retico o delia Cultura Fritzens-Sanzeno si pone nel I secolo avanti Cristo con la romanizzazione, attuatasi fino alla conca di Boizano in modo pacifico mentre piu' a nord con le guerre retiche, condotte nel 15 e 16 a.C. da Druso e Tiberio per conto di Augusto.

Testimonianze di epoca storica
La segnalazione di monete di epoca romana e qualche frammento di tegolone rinvenuti nei livelli superficiali indicano una frequentazione del Doss Castel anche dopo il periodo "retico". Per quanto fino ad ora accertato, sui resti delle case precedentemente distrutte dal fuoco non ne furono edificate altre.
L'unica nuova costruzione si localizza sulla sommità settentrionale del dosso. Si tratta del basamento in muratura legata con malta di una struttura quadrangolare, forse con funzione di avvistamento, una "torre di guardia" che la tradizione popolare attribuisce all'epoca medioevale.
Come si riscontra anche in altre località, il toponimo "Doss Castel" riflette evidentemente la cognizione dell'esistenza nel luogo di antiche costruzioni, ancora oggi affioranti o riconoscibili sotto la copertura vegetale. Grazie alle ricerche condotte, si è dunque stabilito che tranne nel caso della probabile torre esse non appartengono ad un castello ma ad un più antico villaggio "retico", risalente come detto al V-IV secolo avanti Cristo. La conformazione del dosso difeso naturalmente e la presenza della struttura di recinzione in muratura a secco consentono di annoverare il sito fra i castellieri.

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